A volte non va come credi! Puoi programmare quanto vuoi, ma quel giorno è Lei che decide come deve andare… La Maratona però, seppur cattiva e crudele, sa regalarti un momento dove tu e Lei riuscite a fare pace e diventare una cosa sola! E questo succede in quei 195 metri finali!

Al sottoscritto è successo proprio questo e, senza a farlo apposta, nella città degli innamorati. Parigi.

In fin dei conti il rapporto che c’è tra un maratoneta e una maratona, o più semplicemente tra un corridore e la corsa in generale, lo si può vedere proprio come un amore/odio continuo. La corsa è sofferenza e fatica ma è grazie ad essa che il corridore si sente libero, felice e spensierato.

In qualsiasi corsa e direi quasi a ciascun maratoneta, capita di affrontare un momento durante la gara, ma anche durante una singola sessione di allenamento, dove giura e spergiura a se stesso, che quella sarà l’ultima volta che subirà quel momento di fatica o di difficoltà, ma non appena tagliato il traguardo del proprio obiettivo, si proietterà automaticamente al prossimo.

Ma veniamo alla mia maratona di Parigi.

Finalmente è arrivato il tanto atteso momento della verità. Una preparazione partita da metà Dicembre circa e suddivisa in una serie di uscite programmate per un totale di circa 15 settimane. Dopo circa 6 maratone corse con l’unico obiettivo di arrivare fino in fondo, sentivo fosse arrivato il momento di tentare di farlo in un orario prestabilito. Sento di crederci davvero e di poter centrare il mio traguardo seppur consapevole che questo sarebbe costato fatica e sacrifici. E per questo ringrazio tutte quelle persone che hanno involontariamente subito la cosa, ma che mi hanno incitato e accompagnato ogni singolo giorno.

Leggendo queste righe vi starete chiedendo chissà quale tempo olimpico avrei inseguito, ma mi spiace deludervi se vi dico che puntavo a correre una maratona in 3ore e 30 minuti.

Freddo, pioggia, levatacce anche di Domenica mattina e il buio delle ore serali durante l’inverno mi hanno accompagnato in uscite di vario genere; a ritmo medio, progressivi, ripetute che sembravano più delle equazioni matematiche, e lunghi lenti collinari.

Ammeto che una volta stampata la tabella e appesa in camera pronta per essere consultata di volta in volta, un po’ mi intimorii e mi domandai se fossi stato davvero in grado di seguirla passo a passo.

Armato di determinazione e del fondamentale supporto del coach Giampiero, mitico ed esperto Marciatore Desio, non ho mai saltato una sessione ed ho raggiunto il tanto atteso giorno della gara con una preparazione ottimale. La conferma arrivò dalla mezza di Seregno (articolo di Marzo) dove abbattei il mio personale in un’inaspettata ora e ventotto minuti.

 

Sono pronto! Il gran giorno è arrivato! L’obiettivo finale segnato in tabella era per la maratona di Milano ma un sorprendente e magnifico regalo arrivato dalla mia ragazza per il mio trentesimo compleanno, mi ha fatto cambiare i piani di una settimana, destinazione: Parigi!

 

Il percorso partiva al cospetto dell’imponente Arc de Triomphe lungo i famosissimi Champs-Élysées.

Al via stando alle indiscrezioni eravamo circa 57000 runners da tutto il mondo. Per me era la seconda maratona in terra straniera e la voglia di far bene era tanta! Me la sentivo addosso e cercavo di non farlo trasparire agli occhi di Fede che entusiasta e alla sua prima da spettatrice interessata, mi ha accompagnato fino al mio cancello di partenza, ovvero quello del tempo dichiarato al momento dell’iscrizione. Il fatidico 3 ore e 30.

Un veloce saluto, un sentito in bocca al lupo e mi ritrovo ben presto da solo in mezzo a migliaia di persone. Al via sono inspiegabilmente davanti a tutti ma non mi faccio prendere dalla foga e da subito cerco il mio passo. Inutile cercar parole per descrivere il clima di quei momenti, l’emozione è tanta e le persone che ci salutano a centinaia lungo i marciapiedi non fa altro che moltiplicare il tutto.

Il percorso è a dir poco favoloso. Si sviluppa interamente nelle centralissime vie della città, toccando tutti i luoghi di maggior interesse. Potremmo definirla come una maratona turistica.

Unica nota negativa è il caldo insopportabile che mi costringe a correre sempre con una bottiglia d’acqua in mano non tanto per dissetarmi, quanto per rinfrescarmi la testa e il volto ogni tanto.

Attraversata una zona immersa in un bellissimo e per fortuna ombreggiato parco poco fuori Parigi, arrivo alla mezza in un tempo ottimale per il mio obiettivo. Qui la strada si restringe leggermente e ci portiamo lungo la Senna in un tratto di gara che credo mi abbia in qualche modo penalizzato.

Il caldo e comunque i 21 km sulle gambe non sarebbero un problema se non fosse che per i successivi 10 km circa il percorso si incattivisce con scomodissimi e crudeli sottopassi, che certamente regalano piacere nei tratti in discesa, ma non voglio riportare ciò che pensavo per quelli in salita.

Purtroppo non è bastato sbucare dall’ultimo di questi antipatici saliscendi e ritrovarsi ai piedi della magnifica Tour Eiffel per riprendere fiducia  e ritrovare il ritmo desiderato. Scrivo di fiducia perché immancabilmente la situazione fisico/ mentale è leggermente compromessa e sono pur sempre al 30° chilometro. Lo sguardo all’orologio però mi regala ancora qualche speranza! Il fatto di esser partito ad un ritmo più veloce di quanto pianificato mi ha permesso di non perder poi così tanto tempo e in proiezione finale sono addirittura sotto le 3 ore e 20.

Ma ecco sbucare da dietro l’angolo tutta la crudeltà della maratona di Parigi! Il momento in cui le tue gambe stanno solo chiedendo di rimanere il più costante possibile perché tanto hanno capito che lanciare segnali di bruciore non significa fermarsi, se non dopo il traguardo almeno.

Poco prima del km 35 già in lontananza dopo una secca curva a destra, si vede il lungo serpentone di runners che si innalza per almeno 200 metri in una salita che in quel momento pare l’Everest. Il pugno più duro che potessi dare alla mia testa mi si palesa materialmente in un doloroso crampo ad un muscolo in un angolo della coscia destra che nemmeno pensavo di avere.

Non ci metto 2 secondi per capire che la cosa migliore in quel momento è fermarsi e affrontare la salita al passo. Farlo correndo potrebbe significare fermarmi molto più a lungo ed addirittura rischiare il ritiro. Immancabilmente i secondi dell’orologio scorrono e vedo avvicinarsi sempre più l’orario di arrivo previsto, con l’unico problema che mancavano ancora 3 o 4 km.

Costretto nuovamente per altre due o tre volte a dover passeggiare per alleviare la fatica, sale in me un senso di rabbia e delusione quando al cartello del 41 km sullo schermo del mio orologio vedo scoccare il 31° minuto. Lo sconforto è inevitabile perché sapevo di esser allenato e pronto per quel tempo tanto atteso, ma questo è il rischio che si incontra quando il vero obiettivo è il cronometro.

Poco importa comunque e non mi faccio di certo abbattere proprio nel giorno in cui sto comunque per completare una maratona con il mio miglior tempo. Ne tanto meno in quei 195 metri finali di una maratona, ovvero quel momento in cui realizzi di aver portato a termine, ancora una volta, qualcosa di stupendo che va vissuto con il cuore aperto e il sorriso stampato in volto.

Il traguardo è raggiunto e il cronometro si ferma a 3h36’!

La solita e immancabile commozione mi assale e ringraziando di cuore questa città per le emozioni provate, bacio la sofferta medaglia ed il giorno successivo, sdraiato in un prato in cerca del meritato relax ai piedi della torre simbolo di questa città, prometto a me stesso di dover riprovare ad inseguire al più presto quel tempo che mi spetta!

Torno così in Italia con un personal best, un’altra storia da raccontare ed una nova maratona estera nel mio medagliere.

 

 

Ringrazio fede per avermi regalato questa inaspettata esperienza, per il tifo sfrenato e la fiducia riposta in me. E ringrazio il prezioso supporto donatomi dal coach Giampi durante le nostre uscite settimanali con la promessa di dovergli una maratona in 3h30

 

Riccardi Stefano