Eccomi qui! 18 Giugno 2016.

Sabato notte ore 3:30.

Capanna Alpinisti Monzesi.

Si è conclusa da pochi minuti la mia terza Monza Resegone ed ora non resta che tornare a casa e godermi il meritato riposo. A breve sorgerà una nuova alba ed ho imboccato da poche decine di metri il sentiero che mi ricondurrà ad Erve.

Sono completamente solo. Trovo compagnia solamente nella frontale che indosso e mi illumina il cammino passo dopo passo. No, non mi hanno abbandonato i miei compagni di squadra, saranno un centinaio di metri poco più avanti, ma scelgo di restare leggermente attardato rispetto a loro per godermi in silenzio questo particolare momento. Questa corsa non termina al traguardo! Questa corsa non termina mai!

E’ stata una bella corsa penso, e tutto sommato sento di dovermi ritenere soddisfatto per ciò che è stata la gara. I miei compagni, Dipak e Paolo, sono stati bravissimi e pur non avendo passato molto tempo insieme nelle ultime settimane a cercare di affinare un affiatamento importante per una corsa come questa, bisogna ammettere che ci siamo intesi a meraviglia lungo i 42 km appena percorsi.

Abbiamo tenuto un ottimo passo nel tratto stradale fino a Calolziocorte e anche se un leggero ma fastidioso problema al ginocchio ha ridimensionato non poco la mia andaturae inevitabilmente quella della mia squadra, anche il tratto in salita non è andato così male.

Corri – cammina –corri è stata la tattica forzata che ci ha permesso di arrivare al cancello orario di Erve con un buon tempo e senza perdere molte posizioni. E’ una corsa strana, si corre di notte, cambia il fondo stradale e il clima varia diverse volte a seconda delle zone, ed è già dura affrontarla in buone condizioni fisiche, figuriamoci con qualche acciacco.

Poi finalmente l’ultimo e tenebroso tratto, rappresentato da un’immagine suggestiva: un serpentone di lucine creato dalle frontali dei concorrenti lungo il sentiero tortuoso che ti porta là… ecco il Resegone!

Oramai si cammina; in pochissimi corrono ma è anche difficile farlo date le condizioni del terreno. Sento la gioia che cresce passo dopo passo mentre in alcuni punti sono costretto persino ad aiutarmi con le mani; ogni albero o spuntone potrebbe essere il giusto appiglio che ti aiuta lungo quel muro che pare invalicabile.

Mi sento in volto uno stupido sorriso. Sono molto affaticato ma non sono pazzo.

Non sto perdendo il lume della ragione, ma ho la fortuna di essere già passato di qui due volte, e quindi so bene quanto manca e che grande festa sarà a breve.

Lo confermano coloro che, giunti in capanna molto prima di noi, stanno già facendo rientro verso Erve e non perdono occasione di rincuorare tutti i sofferenti concorrenti a tener duro ancora pochi passi.

L’arrivo non fa altro che regalare ancora un’ultima emozione e ti fa gridare di gioia, abbracciare i tuoi compagni e lasciarti andare ad una commozione inevitabile.

Credo che non sia facile trovare le parole giuste per raccontare nel dettaglio e soprattutto in poche righe quello che abbiamo vissuto in questo percorso, viaggio o esperienza che sia. Sì perché non si limita ad essere una “banale” corsa; la MoRe è vista da tutti i suoi partecipanti sempre come una sfida temuta e rispettata ma celebrata in tutta la sua grandezza; e a meno che tu non sia parte di una terna che punta al podio, la tua unica missione resta quella di concluderla e viverla con fatica ma felicità, indipendentemente da classifica e cronometro.

Partecipare alla Mo-Re significa vivere quel personale momento di gloria che a tutti prima o poi capita di incontrare nella vita! Un momento che non dura solo 42km ma ti accompagna fin quando la testa e il cuore lo ricorderanno. E’ un’esperienza unica che ti regala emozioni forti sin dal primo passo, anzi fino alle ore che precedono la partenza. Una partenza da brividi che ti blocca il cuore e fa tremare le gambe.

Una folla ti acclama festosa senza che nemmeno ti conosca, solo perché tu e la tua squadra siete lì  che state affrontando una sfida mitica. Lungo il percorso, nonostante l’ora tarda la gente non manca e soprattutto non ti fa mancare un saluto, un applauso, un urlo di incitamento, e quando capita di attraversare uno dei paesi che ospita il passaggio di noi pazzi runners della notte, il pubblico si moltiplica e le gambe girano più veloci, le batterie si ricaricano, in volto ti si stampa un sorriso che regali a chiunque e senti come una forza che ti solleva e ti spinge oltre un ritmo ben più altro del previsto.

Ci sono i tuoi veri tifosi, quelli che ti sopportano da settimane nel vederti preparare questa corsa e inevitabilmente si appassionano talmente tanto che non si perderebbero per nulla al mondo l’appuntamento tanto atteso. Amici e parenti che fin dove possono  ti fiancheggiano, ti sostengono incuranti dell’ora e della stanchezza e sono lì sul ciglio della strada che aspettano il tuo passaggio!

Per questo penso sia una viaggio!

Perché non inizia solamente al Via e non termina una volta in Capanna!

E’ un viaggio che in realtà comincia mesi prima con allenamenti, sacrifici e fatica, e non finisce mai! Non potrà mai avere fine, perché saranno i ricordi che ci proietteranno immediatamente su quel palco, su quella strada provinciale o su quel buio sentiero di montagna.

Ho completato ancora una volta quella che mai avrei pensato potesse diventare la corsa più emozionante tra tutte. E ancora non ci credo che l’ho già corsa per tre volte! E pensare che conclusa la prima nel 2013 mi dissi “Mai più!”

Concludo con lo scusarmi se non sono riuscito a trasmettere ciò che davvero ho provato in questa magica notte ma purtroppo è molto difficile farlo, forse proprio tanto quanto lo è questa corsa!

Ringrazio tutti coloro che ci hanno sostenuto da lontano ma soprattutto chi c’è stato e ha regalato alla squadra Marciatori Desio A un supporto fondamentale.

Un caloroso abbraccio va anche alla squadra B composta da Daniele, Claudio e Ale che hanno visto sfumare la loro impresa a causa di un infortunio capitato ad uno di loro, ma Monza Resegone è anche questo, tanto spietata quanto  generosa nel regalarti gioie e gloria!

 

La discesa è terminata. Ora sono a Calolziocorte e sono le 7.30 circa.

Salgo in macchina e mi dirigo verso casa per il meritato riposo, con un’unica frase in mente :

Non c’è due senza tre…. E il quattro vien da sé! Arrivederci al prossimo anno!

 

Il ringraziamento più grande va ovviamente a Dipak (alla sua prima MR) e Paolo. Con i quali condivido la piccola soddisfazione di esser stati premiati come la squadra più giovane in gara (anche in questo caso per me è la terza volta) 

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