Ammetto che la scelta di prender parte a quella che per ora è stata senza alcun dubbio la corsa più bella a cui io abbia mai partecipato, è stata letteralmente presa in 30 secondi.

Seppur si tratti solo della 6^ edizione, nel panorama Lombardo e per la precisione nel campo delle skyrace, è davvero rinomata, apprezzata e stimata, se non addirittura temuta da molti, che ciò nonostante accorrono numerosi al via di quello che già dopo pochi anni è divenuto un evento molto ambito, talmente ambito che le iscrizioni on-line a numero chiusovengono prese d’assalto in pochissimi minuti.

Una gara nella gara dunque, dove i più veloci a cliccare guadagnano il diritto a partecipare.

Sto parlando della ResegUp! 24 chilometri e circa 1800 metri di dislivello positivo, il tutto incorniciato da un panorama da mozzare il fiato. Letteralmente…

Con la preoccupazione e la speranza di aver compilato tutti i campi utili all’iscrizione, confermo e invio i miei dati tramite il sito di riferimento…qualche secondo in ansia, immobile di fronte allo schermo del pc e… “Ricevuta conferma iscrizione. Il suo pettorale sarà il n° 820”.

Felicissimo! Sarei partito in quello stesso istante!

L’ansia del “novellino” mi porta al giorno della corsa con l’allegria di un bambino che viene accompagnato per la prima volta al Luna Park.

Non mi smorza nemmeno la cupa tempesta che si è abbattuta su tutta la Brianza la settimana prima, ne tantomeno quella delle ore antecedenti la partenza. Voglio correrla. Voglio godermela a scapito di qualsiasi condizione metereologica. Finalmente dopo averne sentito solo parlare posso correrla anche io!

La ResegUp ha luogo in un panorama unico e suggestivo, reso famoso dai due simboli principali della città di Lecco:l’imperioso monte Resegone (1875 m.s.l.m.) e il caratteristico “ramo del lago di Como…” reso noto a tutti noi per le vicende romanzesche di Alessandro Manzoni.

L’arrivo a Lecco non fa altro che aumentare l’adrenalina. Per le strade incontro i diversi protagonisti che già si aggirano attorno alla zona di partenza; vedere tutti questi corridori, vestiti con capi tecnici e all’avanguardia, dotati di tutti quegli accessori che il manuale del perfetto skyrunner consiglia, con gambe muscolose e definite dai km percorsi e dai metri di dislivello guadagnati, un po’ mi intimorisce, ma allo stesso tempo mi inorgoglisce, sono qui anche io e a meno che sia diventato completamente pazzo mi sento pronto almeno quanto loro, indipendentemente da quale sarà l’obbiettivo finale di ciascuno dei corridori attorno a me. Osservarli mi fa pensare quanto queste persone siano sicuramente ben allenate e preparate alla sfida di oggi mentre io immagino pagherò di inesperienza, nonostante abbia già partecipato a corse di questo tipo; se risulta diversa anche una “piatta” maratona l’una con l’altra figuriamoci una corsa in montagna su un percorso del tutto sconosciuto!

Il meteo sembra decisamente migliorato. Spunta un caldo sole ora sopra le nostre teste che però destabilizza un po’ tutti noi; sollevando di poco lo sguardo infatti notiamo come la cima del Resegone è ancora avvolta da un grosso nuvolone che promette di tutto tranne che un clima soleggiato e caldo; ecco che scatta così la fase in cui tutti stanno all’erta per capire cosa sia meglio fare per affrontare al meglio la corsa; si cerca con lo sguardo la mossa di quello che può sembrare più esperto o si ascolta attentamente i discorsi che fanno i vari gruppetti; manica lunga, k-way, cappello, sarà freddo? Oppure si morirà di caldo? No meglio lo smanicato, anzi mi porto lo zainetto e l’antivento lo indosso solo in caso di emergenza; insomma il festival del miglior consiglio. Io opto per la tenuta più leggera possibile che alla fine mi ripagherà, per fortuna!!

Arriva il momento della partenza e l’emozione oramai ha raggiunto livelli altissimi! Non mi sento più preoccupato ma euforico e felice! Molte persone ai lati della strada ci salutano in un battito di mani fragoroso e festante!

Partiti da piazza Cermenati affrontiamo subito una serie di scalini, ed imbocchiamo un largo stradone che ci conduce nella parte alta della città. Regna uno strano e oserei dire sacro silenzio, ove ciascun corridore, me compreso, con la testa bassa e il respiro lento prova a trovare il giusto passo per non eccedere troppo in velocità; si sa, in quei momenti di freschezza fisica e mentale è fin troppo facile lasciarsi prendere la gamba e il fatto di superare le persone al tuo fianco ti fa accelerare in maniera costante e pericolosa.

Con un basso profilo come oramai da parecchie gare utilizzo come strategia di partenza, riesco però a superare molti corridori e guadagno parecchie posizioni.

Ma ecco il sentiero 1. La via direttissima che porta su in cima fino al rifugio Azzoni! A dir la verità per un lungo tratto non è nemmeno così ripida, tant’è che preferisco mantenere una leggera corsetta seppur il fondo sia scivoloso per via non solo del fango, ma per la presenza di grossi massi lisci intervallati da un ciottolato più sottile. Faccio un breve check-out e prendo nota che da questo punto ci dovrò passare anche in discesa e sarà bene non scordare le condizioni di questo tratto.

Proseguo così al passo, accennando solo dove mi è permesso una leggera corsa, ma oramai si tratta per lo più di una camminata veloce e raggiungo il primo cancello orario previsto dopo circa 7 km e 900m di altezza, presso la Capanna Stoppani! Qui un baccano assordante di tifosi ai lati del sentiero mi regala una notevole carica e proseguo così senza soffermarmi più di tanto presso il ristoro. Ora le pendenze aumentano e la velocità delle mie falcate si riduce notevolmente. E’ un punto critico perché seppure le gambe inizinoa “bruciare” e il fiato a concedermi respiri più brevi in cerca di ossigeno non devo mollare e non devo cedere alla voglia di soffermarmi qualche istante per tirare il fiato, e soprattutto, cosa non da poco, non conosco il sentiero per cui non ho idea di quanto possa mancare alla vetta; fermarsi in questo punto potrebbe essere letale.

Quasi a quota 1600m il tracciato diventa davvero impervio; a tratti occorre utilizzare le mani per procedere letteralmente in verticale e cosa non da meno abbiamo raggiunto quel famoso nuvolone che ci nascondeva la cima del Resegone. La temperatura, complice anche l’altitudine, si abbassa bruscamente e le gambe stanche lanciano qualche segnale sotto forma di leggeri crampi ad ogni movimento più azzardato del dovuto; ma la sensazione che oramai l’Azzoni è vicino è confermata dal baccano che non si “vede”(causa nuvole) ma si percepisce dalla presenza numerosissima di gente pronta ad accoglierci al rifugio.

Eccolo! Le energie tornano come per magia anche grazie al ricco ristoro che mi trovo dinanzi, mi sento molto orgoglioso quando l’addetto di gara conferma a non so chi l’arrivo del pettorale 820 e via via di tutti glialtri. Giusto il tempo di un pezzo di cioccolato e qualche bicchiere di acqua ed inforco con gioia il sentiero che mi introduce alla seconda metà della corsa, ovvero il tratto in discesa.

La discesa si dirama sin da subito in tanti piccoli sentieri che si incrociano in continuazione dove sembra essere molto divertente stare a vedere ogni singolo corridore prendere quello che secondo lui è il migliore; chi sarà stato il più astuto? Dopo aver chiesto tutto alle gambe nel tratto in costante salita, ora chiedergli di correre veloce giù per la discesa, tra l’altro composta nel primissimo tratto da sassi e ghiaia, pare poterle stressare non poco, infatti in quei primi passi verso il basso sembra di avere due pezzi di legno al posto delle gambe.

Si abituano in fretta però e in pochi metri ritrovo il bosco e un sentiero molto più “pulito”.Ora la velocità è alta e gran parte del lavoro spetta sia alla testa, nel dover mantenere una grande concentrazione, che agli occhi che come uno scanner velocissimo devono “leggere” ogni singola radice, roccia o conformazione del terreno per evitare una rovinosa e poco piacevole caduta.

Questo sarà il tema principale per i successivi 12 km, ovvero solo discesa. Sento di star molto bene e le gambe girano veloci; strano visto che la discesa non è proprio il mio forte. Ma supero molte persone e anche quando il sentiero, quasi spietato, riguadagna ancora un po’ quota mantengo un buon passo. L’arrivo ai piani d’Erna è un altro passaggio festoso accolto da molta gente, ma è li che incontro il tratto più scomodo della discesa! Il tanto temuto fango è li che ci aspetta e insidioso procura qualche scivolone tra i corridori, me compreso. Grosse rocce lungo il sentiero mi obbligano a rallentare parecchio perché sento un principio di crampi in muscoli che nemmeno pensavo di avere; procedo così camminando qualche decina di metri per cercare di sciogliere un po’ la tensione e recuperare. Così accade e una volta che il sentiero lo permette nuovamente riprendo la corsa. Mi sto divertendo molto e nonostante ricordassi di dover prestare attenzione nel tratto affrontato a inizio gara, nemmeno mirendo contodi averlo passato da parecchio, ma proprio quando sto per riguadagnare la strada asfaltata che riporta verso Lecco il sorriso che ho stampato in voltoviene rovinato da un crampo improvviso e doloroso alla coscia… ovviamente meglio non riportare i pensieri di quel momento per buona educazione, ma per un attimo ho davvero pensato fosse finita li per me, a pochi, facili km dal traguardo.

Forse il destino mi ha graziato quando ha pensato di giocarmi questo scherzetto, perché un centinaio di metri dopo un nuovo festante ristoro, mi ha risollevato il morale e un simpatico ragazzone porgendomi un bicchiere di fresca e dissetante birra mi ha regalato ancora qualche speranza! Cìn-cìn! La miglior birra che abbia mai sorseggiato!!!

Stringo i denti e forse anche troppo quando mi accorgo che il tratto asfaltato sta passando al ritmo di 4’45”al km, ma manca davvero poco e la gente lungo le strade me lo ricorda! Aumenta sempre più e l’idea che quelle persone sono lì per noi riempie il cuore di gioia!Sono ormai nelle vie centrali della città e mi accorgo di quanto passo dopo passo la gente a bordo strada aumenta sempre più; bimbi felici allungano i loro braccini a voler strappare il cinque di quelli che oggi per loro sono degli sconosciuti ma simpatici eroi; mani che applaudono vivaci al passare dei runners si fanno sempre più rumorose fin quando ad un certo punto a stento si riesce a vedere il proseguimento del percorso; questo perché due ali di folla distanti tra loro giusto lo spazio per permettermi di passare, mi invitano in un caloroso incoraggiamento a imboccare gli ultimi 20metri di scalini che immettono in piazza Cermenati! Quello che ho provato nel vedere la gente accalcata lungo le transenne di quei pochi metri rimasti non ho minimamente idea di come descriverlo; è uno status mentale e fisico che quasi mi solleva da terra e mi trasporta volando verso la linea del traguardo!

L’arrivo più bello che io abbia mai raggiunto! Il tempo finale è anche migliore di quanto avessi immaginato e questo non può far altro che moltiplicare la mia felicità nell’aver preso parte alla Resegup 2016!

Complimenti agli organizzatori di questa stupenda e difficile skyrace, percorso bellissimo, duro, divertente e panoramicamente suggestivo, ristori ben forniti e un ricco pacco gara! Ma ciò che più mi invoglierà la prossima edizione a tentare di essere tra i fortunati 1000 iscritti, è stato il favoloso apporto che la gente ci ha dato lungo tutto il percorso. Ciao ciao Resegone! Mi rivedrai molto prima di quanto immagini … (MR2016 coming soon)

 

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