La solita sveglia che suona. La testa che mi dice di no, è domenica ed è troppo presto. Le gambe che non vorrebbero farmi scendere dal letto. Ma poi la carica arriva dal cuore! E’ lui che comanda e che mi mette sul treno che mi porterà a Milano per la partenza di una nuova storia da scrivere.

Una nuova Maratona.

Nonostante io abiti in provincia non posso negare di esser in qualche modo legato alla città meneghina e mi piace pensare di sentirmi a casa.

La sensazione di percorrere strade solitamente invase da automobilisti frenetici e spazientiti, o quella di rasentare quei luoghi simbolo che troppo spesso nemmeno noto, mi regala un senso di appartenenza, quasi come se la città fosse completamente bloccata per il mio passaggio!

E allora eccomi alla partenza! La solita emozione pre-gara che spara l’adrenalina a mille. La sensazione è quella di poter partire a razzo e proseguire così per tutta la corsa.

Al mio fianco c’è “Il Capitano” Michele. La sua esperienza sarà utile e posso permettermi di concentrarmi solo sui miei passi e godermi la corsa. E’ un gran corridore e la sua capacità è quella di avere una costanza unica e di motivarti al meglio.

Nei primi chilometri però, la sensazione è quella di essere pesante come un macigno.

Sono stranamente stanco e sento già molto calore addosso; il clima è molto umido.

La testa non sembra aver ancora accettato l’idea di dover affrontare una corsa di resistenza.

Al passaggio in piazza Duomo sento invece che le energie iniziano a scorrere nel corpo. La folla lungo le transenne che delimitano il percorso è la solita carica emotiva, e la cornice in cui mi trovo fa il resto.

L’aria nei polmoni inizia a rinfrescare il resto del mio corpo e sento di essere già molto più lucido.

La strada sotto i miei piedi scorre veloce e il cancello della mezza arriva dopo 1h e 50’. Il passo è buono, sento di star bene e con un  occhio più avanti mi proietto al traguardo. Di questo passo migliorerei anche il mio personale; ma molto razionalmente mi scrollo di dosso questo pensiero; la corsa è ancora lunga e su consiglio di Mike resetto tutto e ricomincio con un’altra “mezza”. Mi piace come strategia di pensiero.

Sento però che qualcosa non gira come dovrebbe. Avverto un senso di debolezza poco prima del 30km e noto che il passo, finora impeccabile, diminuisce parecchio; e l’arrivo dei pacers delle 3:45 mi appiattisce il morale come uno schiacciasassi. Anche per queste volta addio personal best.

Devo camminare per qualche metro. Sento una sensazione nauseabonda che mi prende lo stomaco e mi preparo al peggio. Sfortunatamente sarà così fino al traguardo e seppur riassuma tutto in poche parole, quegli ultimi dodici chilometri sono stati interminabili, un muro quasi invalicabile condizionato verso la fine anche da una sensazioni di noia e voglia di smettere del tutto la corsa; ma il capitano oggi ha scelto di essere il mio angelo custode. Le sue parole e la sua presenza mi aiutano non poco e passo dopo passo guadagno sempre più la fine della corsa.

L’arrivo è come al solito un esplosione di emozioni che confondono le idee al cuore, alle gambe e alla testa.

Pochi istanti prima stai soffrendo, sei arrabbiato, deluso e stanco. Ma poi ecco la magia della Maratona!

Ti senti di nuovo forte e vigoroso; le gambe si levano di dosso i pesanti chili della fatica e aumentano di velocità; la testa rilascia quelle consapevolezze di esser riuscito in un’impresa più grande di te e si lascia andare a un pianto impossibile da trattenere,mentre il cuore batte a mille e ricorda che non è il momento delle lacrime, seppur di gioia, ma di sorrisi e felicità.

Quello è l’esatto momento che prova solo chi sa bene che in una maratona la fatica prima o poi si palesa ed è inevitabile ignorarla, mentre la possibilità e la consapevolezza di raggiungere il traguardo e non mollare nonostante qualche imprevisto, rimane a totale discrezione di ogni singolo corridore.

Tagliare il traguardo resta in ogni caso una grande vittoria per me.

Farlo a Milano con indosso i colori dei Marciatori Desio ancora di più. Onore al nostro gruppo che oltre ad avermi permesso di correre questa corsa, ha collaborato con l’organizzazione nel gestire il ristoro finale, per poter garantire ai maratoneti giunti al traguardo una ricca sacca gara.

Trovare loro al termine delle mie fatiche non ha fatto altro che farmi sentire ancor più a casa. Forse anche per questo ho un debole per questa maratona.

Il tempo finale di 3he57minuti non è il mio miglior risultato ma resterà per me un’altra grossa lezione. Puoi programmare mesi e mesi di allenamenti e strategie da portare poi in gara, ma la maratona non ti concede mai il completo comando di ciò che accade; ti lascia in bilico su un piccolo nastro di asfalto che scorre sotto le tue suole, come sulla lama di un rasoio affilato, con quel dubbio quasi sadico, di correre senza sapere cosa può accaderti il km successivo.

VOGLIO CORRERNE SUBITO UN’ ALTRA!

 

Un doveroso ringraziamento va ovviamente al Capitano Mike che è stato un grande compagno e trascinatore, ed alla grande famiglia dei Marciatori che mi hanno concesso un pettorale per correre e un ristoro rigenerante per corpo e mente dopo il traguardo. Inevitabilmente arrivederci al 2017 cara Milano.

Share: