Una delle storie più usate da motivatori e formatori in tutto il mondo è quella relativa a Roger Bannister, il primo uomo che, nel 1954 riusci a coprire di corsa la distanza di un miglio (circa 1.600 metri) in meno di quattro minuti. La sua storia è usata come metafora per dimostrare che qualcosa ritenuto impossibile dalla maggior parte delle persone, a volte è assolutamente possibile e basta che una persona ci riesca, per rendere possibile a molte altre di ottenere lo stesso risultato. Andiamo a vedere, in ottica di persuasione, quali principi entrano in gioco in questa storia. Il primo è senza dubbio il principio di AUTORITA’. Prima del 1954 la comunità scientifica mondiale aveva emesso una sentnza: l’uomo non può fisicamente coprire la distanza di un miglio in meno di quattro minuti. Giustificazioni scientifiche relative alla struttura dei nostri tendini, muscolari e della nostra struttura fisica in generale, venivano fornite e il tutto era confezionato in modo talmente autorevole da far rinunciare in partenza la maggior parte degli atleti professionisti a cercare di scendere sotto la soglia dei quattro minuti. Per il principio di autorità, la sentenza emessa dai medici era considerata una legge assoluta.

,Bannister invece non era dello stesso avviso e la molla che lo motivò a provare a infrangere questa barriera fu nientemeno che un grosso fallimento, quello delle Olimpiadi di Helsinki del 1952 dove Bannister fini quarto e fuori dal podio nella finale dei 1500 metri, quando il suo obiettivo dichiarato era la medaglia d’oro. Nei giorni seguenti valutò addirittura di smettere definitivamente di correre ma poi, un nuovo grande obiettivo gli ridiede entusiasmo: provare al mondo che scienziati avevano torto e che il corpo umano poteva correre il miglio in meno di 4 minuti. Bannister sentiva che questo obiettivo era alla sua portata, indipendentemente dai condizionamenti esterni.  

Il giorno storico fu il 6 Maggio 1954 alla Oxford University quando Bannister, dopo mesi di allenamento specifico, corse il miglio in 3’59”.4. quasi svenì per lo sforzo alla fine della corsa e per un attimo perse addirittura la vista, come ricorda nelle interviste, ma fu un trionfo, ricordato ancora oggi con una targa commemorativa sul posto. Si potrebbe pensare che questo exploit fu dato da sue straordinarie capacità fisiche. Invece no. Solo 46 giorni dopo, il corridore finlandese John Landy, migliorò lo stesso primato e, nell’anno sucessivo, decine e decine di corridori in tutto il mondo corsero il miglio sotto in 4 miuti. Cos’era successo? Per il principio di PROVA SOCIALE, sapere che qualcun altro lo aveva fatto,ovvero che quell’obiettivo non era più impossibile, dava la determinazione e la voglia ad altri di provare a farlo. E quando molte persone provano a fare qualcosa, probabilmente qualcuno ci riesce. Per la cronaca, oggi il record sul miglio è detenuto da un atleta marocchino ed è di 3’43”, mentre i 4 minuti sono un muro superato da già dai migliori atleti delle scuole superiori in tutto il mondo.

Da questa storia possiamo imparare che l’autorità non va sempre accettata ciecamente dato che potrebbe non essere accurata e che, con la nostra vita, se diamo l’esempio a qualcuno facendo qualcosa che quella persona ritiene impossibile, potremmo cambiare per sempre anche la sua vita, dandogli la fiducia per iniziare a provare.

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