Questa volta mi tocca, e di botto com’è nel mio carattere e scusate a priori se vi annoierò nel raccontarvi la mia avventura. A distanza di quattro giorni soffro di male alle gambe e fare le scale è un calvario, ma nonostante tutto “sa tira innanz e sa và a lavurà”.

 Tutto ha inizio il giorno 8 Maggio di ritorno dalla maratona del Custoza in auto si parla delle future corse podistiche a cui partecipare. Io propongo la 50 Km dell’Adda a Giugno, qualcuno propone la Monza-Resegone, ma la escludo a priori causa l’elevata quota d’iscrizione di 150 euro a terzetto … PAZZESCO !!!. L’AUTISTA Fabio (valico) illuminandosi gli occhi pur stanco della maratona appena conclusa nomina … PREMANA. Io chiedo informazioni a lui stesso e al funambolico Mike69. Entrambi l’hanno corsa e nel caso di Fabio per pochi minuti il suo cammino è stato fermato al cancello delle 4h30’. Nel caso del Keniano bianco vi ha partecipato ben due volte chiudendo in 5h40’ e lo scorso anno migliorandosi in 5h19’. Entrambi mi parlano entusiasticamente della corsa in modo particolare del pubblico che trovi numeroso sul percorso. Da buon vecchietto aperto a voler morire avendole prima provate tutte … a Giugno in compagnia del mio (EREDE) Mike69 decido di iscrivermi: la 21 Km la trovo troppo semplice, vada per la 32 Km … vincere o morire. Mi avvicino al giorno della corsa con acciacchi di vecchiaia che non sto a elencare, ma chi si è allenato con me i giorni precedenti sa delle mie sofferenze e mi sprona a tenere duro e a correre con la testa senza strafare. A fine Giugno dopo una settimana di vacanze con le palle al sole di ritorno la voglia di correre complice anche il caldo che ha fatto la sua apparizione anche in Brianza è praticamente da termometro “sottozero”. Grazie però alla testardaggine dei due fratelli “Siamesi” i cosiddetti Somaschini da Desio i quali mi obbligano a levatacce mattutine e mi torturano a seguirli sui loro devastanti percorsi riesco a farlo. Esco a correre la mattina prima che il gallo canti nello stesso momento che la gioventù fa ritorno a casa dopo il loro sballo notturno in discoteca. Il buon “Mau” sempre davanti a “Cù bas e giù” per i saliscendi della Brianza, mentre il Coach al mio fianco a spronarmi a non mollare sono stanco avendo corso troppo in primavera ora ne pago le conseguenze, tutta la banda dei trOOp … runners mi obbliga controvoglia ad andare in quel di Vestone (BS) a correre una 21 Km mista salita-discesa. Siamo al completo manca all’appello il “GRISSINO” Gianni già in vacanza. C’è pure il mio mito il “MAGA” che a gara conclusa ruberà il primo posto della sua categoria ad atleti del posto. Un tapascione della pianura desiana arriva davanti ai “muntagnit” bresciani !!!. alla loro premiazione testimone il fotografo “valico”, se la menano male. I ragazzi visti in allenamento ben preparati, al contrario in gara deludono un poco, tenendo il freno a mano tirato e concludendo la prova in affanno. Sono costretto a sgridarli. Quanto a me come vedo la salita prendo il volo, guadagno parecchie posizioni che perdo poi di conseguenza nella pericolosa discesa finale. A me va bene così, conosco i miei limiti e l’importante è non farsi male. In settimana in allenamento quel “CRAPONE” di Fabio si mette a tirare in salita senza motivo e si STRAPPA … ci arrabbiamo simpaticamente con lui perché non ci ascolta e perché rischia di compromettere le belle corse autunnali che ci aspettano. La domenica seguente il “Coach” mi costringe a fargli da badante in quel di Schilpario (BS) per soffrire al suo fianco la maratona della “Valle di Scalve” di 40 Km. Mi tira giù dal letto alle cinque di mattino, siamo a metà Luglio fa freddo 12° gradi alla partenza e pioggia nell’ultima ora di gara. Il percorso impegnativo è una libidine per i nostri occhi grazie al paesaggio e la natura che ci circonda. Siamo pochi partenti ma tosti !. Primi Km ad andatura lenta per scaldarsi per poi incrementarla nella parte centrale fatta di salite per poi finire un po’ stanchi gli ultimi Km causa anche la pioggia. All’arrivo dopo 3h40’ di corsa veniamo baciati dalla fortuna. Troviamo una doccia tutta per noi da “bollenti” spiriti con tanto di ospite femminile (un po’ antipatica) negli spogliatoi e una bella “GNOCCA” pure lei maratoneta da 3h 37’ amica di Giampy che in soggiorno da queste parti avendoci riconosciuti sul percorso ci aspetta all’arrivo per complimentarsi con noi. Fa freddo cappellino di lana in testa, rinunciamo alle premiazioni di gruppo e ci dirigiamo verso casa sperando nel sole. Nonostante la fatica fatta ritengo che quello di oggi sia stato un ottimo allenamento per la gara che devo disputare tra 14 giorni in quel di Premana. La domenica seguente mi ritrovo ad allenarmi con i due fratelli “Soma” e con il Keniano bianco. Per me è una domenica negativa Mike e Maurizio menano alla grande, il Coach come suo solito non mi abbandona mai e mi sta a fianco. Dopo 20 Km i ragazzi sono costretti a rallentare la loro andatura per aiutarmi a raggiungere Desio evitandomi di fermarmi a camminare. Alla fine gli devo un GRAZIE !!!. anche oggi nonostante la crisi finale metto in cascina altri 28 Km di allenamento. -7 giorni a Premana. Uno strappo al lavoro mi crea un forte mal di schiena e ciliegina sulla torta mi sveglio una mattina con il mal di denti (ascesso) … SOFFRO …evito di prendere medicinali. Grazie al Coach che mi fa compagnia ad orari mattutini da primo turno di lavoro riesco a fare tre allenamenti da un’ora il tutto in sofferenza. Arriva il Sabato vigilia della gara, mi è d’obbligo mettermi un po’ in riga con il mangiare. Sento per telefono il buon Mike69 che fortunato lui riesce a scroccare un pernottamento a “UFFA” con famiglia in Valsassina in modo già di assuefarsi al clima e all’altitudine. Il sabato pomeriggio da quelle parti fa temporale di conseguenza il terreno in particolar modo le discese diverranno scivolose. Lustro bene le scarpe da trail che il buon Giampy mi ha prestato avendo lo stesso numero. La settimana precedente nel provarle correndo un’ora in pianura (cosa che sconsiglio di fare) mi portano indolenzimento alle caviglie. E vai … nonostante tutto sono tranquillo; l’obiettivo è arrivare alla fine. Studio un po’ il percorso, 32 Km totali, tre salite di cui una quella nel mezzo molto impegnativa e di conseguenza discese che non fanno per me. Cena serale a base di pasta, mozzarella ed insalata, il tempo di digerire e poi a nanna. Nella borsa ho messo abbigliamento sia estivo che invernale, si corre in montagna e di conseguenza le temperature salgono e scendono in modo repentino. Sveglia alle cinque, caffè, cinque e venti sono in macchina diretto in Valsassina. Oggi la luce del giorno tarda ad arrivare, siamo a fine luglio e le giornate tendono già ad accorciarsi. Strada facendo mi telefona Mike69 per sincerarsi del mio arrivo. È il 31 luglio e strada facendo mi ricordo che oggi ricorre l’anniversario della mia seconda nascita. Un anno fa di sabato di ritorno dal lavoro all’orario di mezzogiorno pedalando con la mia bicicletta su di un marciapiede a circa 500 metri da casa mi sono distratto nell’osservare un bambino che con un quoad si divertiva a girare in un prato. Questa distrazione mi è costata cara perché senza vederlo sono andato a sbattere contro un palo della luce di ferro. Risultato: mi sono ritrovato a terra svenuto praticamente morto! Il mio primo pensiero al mio risveglio sul divano di casa dopo essere rinvenuto era visto le condizioni in cui ero al non poter più correre. Ho pagato le pene dell’inferno ma 40 giorni dopo ero a Parma con tanto di pettorale al via della 30 Km. Grazie anche a questo caso hai ragazzi che hanno sopportato le mie lamentele e mi hanno spronato a non mollare. Sento che mi sto dilungando troppo e sto raccontando tutto tranne che descrivere la mia esperienza al Giir di Munt di Premana. Purtroppo io sono cosi, datemi una penna tra le mani che vi scriverò come fatto il mondo. “Valico” sei avvisato così la prossima volta prima di chiedermi un articolo ci penserai su, in quanto da buon webmaster tocca a te correggere e censurare questo mio scritto , effettivamente non lo invidio … un bacio a Fabio per l’impegno e il tempo che dedica a questo (non esistono più aggettivi per descriverlo) gruppo. Dopotutto se sono tornato ad indossare la maglia bianco-verde il merito è suo, è stato il mio regalo per il suo ultimo compleanno. Torniamo alla corsa: premetto che a gara conclusa sono due le considerazioni da fare. Protagonista assoluto di questa manifestazione è il pubblico e i due super atleti che sino all’ultimo si sono contesi la vittoria. Il pubblico da “EMOZIONE” che su tutto il percorso mi ha incitato invocando il mio nome al passaggio di ogni vetta o nell’attraversamento dei vari alpeggi. Sembrava che tutti ti conoscessero, ma il segreto era che ognuno di loro aveva tra le mani l’elenco con i nominativi dei partecipanti, di conseguenza dal numero di pettorale stampato sulla canotta ti riconoscevano e ti devastavano di incitamenti. Ai 2095 metri della Bocchetta del Larec (salita più impegnativa) c’era più gente che in piazza Duomo al passaggio della maratona di Milano, il tutto accompagnato da un gran baccano di campanacci e la musica di “waka waka”. In cima a questa vetta al ristoro penso di aver battuto il cinque a circa venti bambini e permettetemelo fa parte del mio carattere ho baciato una decina di donne con tanto di foto da parte dei loro mariti o presunti tali per immortalare l’evento. La prossima volta anziché il numero di pettorale metto il mio numero di cellulare. Non smetto mai di dirlo … W LE DONNE !!!. Immagino che per essere lì in cima a quelle montagne per loro deve essere stato sacrificio e levataccia mattutina. Tutto questo calore di pubblico te lo ritrovi dall’inizio alla fine. Anche la mattina al bar in centro a Premana per il proverbiale caffè la gente ti devastava di complimenti sapendo dell’avventura che si stava per andare ad affrontare. L’altra cosa che mi ha impressionato è il tempo finale del vincitore, lo spagnolo Burgada in 3h01’ ed il secondo arrivato l’italiano di Bormio De Gasperi in 3h 04’. A mio parere due camosci … dopo aver conosciuto il percorso mi chiedo ancora oggi come possono aver fatto questi tempi. Veramente complimenti a questi due extraterrestri in quanto tali, il terzo più umano è arrivato 18 minuti dopo di loro. Che dire della mia corsa: obiettivo raggiunto. Volevo finirla e cosi è stato e in tutta sincerità sull’ultima salita finale quando gli altri arrancavano io ho dato il meglio di me in quanto mi sentivo ancora energie in corpo. Un grazie anche alla coca-cola presente a tutti i ristori. Non la bevo mai ma durante le corse è il mio integratore preferito. Come mio solito sono nelle ultime posizioni ed è stato un errore in quanto dopo solo 500 metri dal via a causa di un passaggio stretto si è formato un imbuto dove ho perso parecchi minuti. Di conseguenza sia io che Mike abbiamo cominciato la prima salita nelle retrovie. La temperatura fresca era ottimale per correre e ottima la scelta di correre solo con la canottiera in quanto dopo già due chilometri eravamo già fradici di sudore. Mi sono accorto all’inizio della prima salita di stare bene in quanto sentivo gli altri già in affanno con il respiro, al contrario io stavo bene. Ogni tanto udite, udite, mi fermo a fare foto … è la prima volta che lo faccio non essendoci Fabio mi tocca anche il servizio fotografico. Finisco la prima salita senza affanno recuperando parecchie posizioni, ma quello che mi aspetta è una brutta e pericolosa discesa di terra e sassi in alcuni casi a strapiombo pure umida dalla pioggia del giorno prima. Non voglio rischiare e ogni tanto mi fermo per dare strada a chi mi sta dietro molto più veloci e temerari di me. Mi raggiunge il Keniano bianco, ci facciamo un ristoro insieme e nel momento in cui inizia la seconda salitala più impegnativa lui mi invita ad andare in quanto avendo piccoli dolori muscolari non vuole forzare più di tanto. Più la pendenza sale e più mi esalto, in poco tempo recupero tutti quelli che mi avevano superato in discesa. Raggiungo un altro ristoro dove grazie all’ennesimo bacio alle due addette riesco ad avere ragguagli su ciò che mi aspetta da lì in avanti. Inizia il pezzo più duro di tutta la corsa, chi mi sta davanti si aiuta con l’ausilio dei bastoncini, io invece giù la testa e vai. Nel frattempo non essendoci più vegetazione il sole si fa sentire e picchia sulle nostre teste. Vedo la vetta in lontananza e man mano che mi avvicino mi rendo conto della quantità di gente che c’è lassù. Mi fermo un istante per fare delle foto in quanto guardandomi alle spalle verso il basso si scorge anche il lago di Como all’altezza di Bellano. Il passaggio in vetta alla bocchetta del Larec 2095 metri come ho già descritto è un’apoteosi di tifo. Impossibile non emozionarsi allo scandire il tuo nome, sento anche incitamenti in spagnolo. Nonostante l’impegnativa salita anche in questo caso mi sento ancora carico di energie, il problema è la discesa subito a picco e ancora più pericolosa della precedente. Ho paura ogni tanto i piedi scivolano via e come al solito mi fermo e lascio passare quelli più autorevoli di me. Ad un tratto il piede sinistro mi va via e questa volta non riesco a rimetterlo in careggiata e mi ritrovo in terra … per mia fortuna nel mezzo di cespugli (credo) di mirtilli. Mi rialzo a fatica e mi rendo conto che mi gira la testa e che la gamba destra è tutta sbucciata dalla coscia al ginocchio. Stento un attimo a riprendermi, non voglio pensare al ritiro. A passo lento riprendo a correre, la discesa diminuisce di pendenza e arrivo all’ennesimo ristoro all’alpeggio dove ci sono parecchi giovani ad incitarmi. Mi lecco le ferite, mangio parecchia frutta e zucchero, dopo di che riprendo a correre con la testa che sembra tornata alla normalità. Le gambe girano ancora bene, transito alla Piana del Rasga dove trovo ancora gente che mi incita ma che in questo caso conosco. È la famiglia e gli amici di Mike, li rassicuro che anche lui è vivo e che mi segue di li a poco. Un alpino mi offre del vino che con dispiacere rifiuto con la scusa scherzosa dell’antidoping finale. Inizia l’ultima salita, la caduta e le discese mi stanno creando qualche problema muscolare alle gambe. Ricado un’altra volta senza conseguenze a causa di chi sta davanti a me e che non mi agevola il sorpasso. Comincio ad incrociare concorrenti stanchi e con principi di crampi, sono oramai vicino al mio primo traguardo, il secondo cancello quello dell’Alpe Vegessa. Anche qui vedo parecchia gente e a differenza di altri che camminano io sfrutto le energie che ho la fortuna ancora di avere e le uso per correre. È l’ennesima apoteosi, mi stordiscono con i campanacci mi emoziono tanto da continuare a correre inmezzo alla gente in delirio da saltare anche il ristoro. Per la prima volta butto l’occhio sull’orologio: 3h50’ che corro. Qui chi passa dopo le 4h30’ viene obbligatoriamente fermato e deviato a valle. (chiedere al povero Fabio) come ogni anno anche questa volta sono in molti costretti a dire addio al sogno di terminare la gara. Questa è l’unica pecca a mio avviso a livello organizzativo, portassero il tempo di passaggio a 5h renderebbero felici molti partecipanti. La mia corsa nel frattempo continua, sempre salita a tratti anche corribile. Di sotto si intravvede il paese di Premana. Il mio è tutto uno stupirsi di me stesso, ho ancora la forza nelle gambe e vedo la vetta dell’Alpe di Devegnaggio dove finisce l’ultima salita. Vi arrivo superando un buon numero di concorrenti con problemi di stanchezza e crampi. Ultimo ristoro a base di zuccheri e coca-cola. Mancano 4 Km di discesa al traguardo sento di farcela. Dei ragazzi mi incitano e mi dicono che correndo in 30 minuti dovrei essere all’arrivo. Non faccio calcoli e mi butto giù con prudenza per l’ultima fatica. Anche questa discesa inizialmente è molto ripida, terra e sassi. Mi accosto e lascio passare due concorrenti che mi seguono, comincio anche io ad accusare qualche principio di crampi, mi fermo un attimo per massaggiarmi entrambi i polpacci. Vedo cadere davanti a me quello che mi ha appena superato. Riparto e vado in suo aiuto. Si rialza un po’ malconcio e lo invito ad essere un poco più prudente. Riprendo a correre ma pur essendo in discesa i chilometri non passano mai. Si entra nella vegetazione e la discesa diminuisce un poco di pendenza e vengono buone le scarpe del Coach che mi permettono di avere un buon appoggio sui grossi sassi che salto ancora in agilità. La discesa è lunga e non finisce mai, non mi sorpassa più nessuno. Cartello dell’ultimo chilometro. Rido da solo (sarà la gioia) per avercela quasi fatta. Costeggio il cimitero di Premana e finalmente dopo 31,5 Km mi ritrovo con l’asfalto sotto i piedi. Vedo in lontananza lo striscione dell’arrivo ma la strada sale ancora e trovo la forza per spararmi ancora due fotografie mentre il pubblico ai bordi della strada ti applaude non posso crederci e rido … è finita, taglio il traguardo in 176ma posizione dopo 5h16’ di devastante ed emozionante fatica. Bacio la ragazza che gentilmente si china a togliermi il chip dalla scarpa e nel vedere la gamba destra sanguinante mi indica dove andare a farmi medicare. Allucinazione o stanchezza ??? vedo che offrono gratuitamente birra alla spina. Ne bevo un bicchiere e subito faccio il bis, miglior integratore non potevo trovare. Le ferite possono aspettare. Trovo da sedermi e chiacchierare con altri concorrenti in attesa cerco di scrutare l’arrivo di Mike. Dopo 10 minuti un po’ mi preoccupo in quanto mi guardo in giro e vedo parecchi atleti ammaccati causa cadute. Ma finalmente da lontano scorgo la testa a ”lampadina” di Mike che taglia il traguardo dopo 5h roosbif 32’ di fatica. Ci abbracciamo, ci congratuliamo a vicenda e ci raccontiamo un po’ delle emozioni appena vissute. Purtroppo per lui è finita la birra. Recuperiamo gli indumenti, doccia e poi in fila per il pasto gratuito offerto dall’organizzazione a base di pasta, rosbif, patatine e ancora birra. Tutti gli atleti che si incontrano sono affaticati. Mi capita tra le mani il volantino di un’altra sky-marathon, datata domenica 2 Ottobre la mitica Como-Valmadrera 35 Km dislivello 2350 metri, nella stanchezza ma carico di emozioni il mio pensiero va già lì …. E spero se non vi siete annoiati o addormentati nel leggermi di avere modo e tempo di raccontarvela. BACIO DUZZA. Dimenticavo …un grazie di cuore ai ragazzi che mi fanno compagnia negli allenamenti, a tutti i podisti in generale che credono e ricevono soddisfazione da questo sport e ai “MANGIATORI DESIO” … gente che ha voglia di vivere.

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